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Mostra il contenuto con la massima reputazione da 17/08/2009 in Blog Entries

  1. Oggi vi mostrerò un bel gadget che permetterà di utilizzare Android Auto sulle MINI equipaggiate con AppleCarPlay. Si tratta di un adattatore che permette di fare da ponte tra i 2 protocolli e vi permetterà di utilizzare Android Auto, che non è supportato da MINI. Funziona in modalità Wi-Fi, ha una piccola batteria che consente l'uso anche senza alimentazione e un piccolo display che mostra lo stato (potete tranquillamente lasciare questo adattatore in un cassetto della MINI, come quello portaoggetti e praticamente dimenticarlo). Il vostro telefono una volta configurato si connetterà automaticamente a questo dongle e Android auto funzionerà come se fosse un app nativa all interno dell'infotainment MINI. l'adattatore viene venduto dalla "Eacarworks", qui il link al loro sito https://eacarworks.nl/product/android-auto-box/ Questo Android Auto Box funziona sulle MINI e BMW serie F/G dotate di Apple Carplay wireless in fabbrica e dotate di sistema ID 5/6/7/8/9 con Carplay wireless. Un ringraziamento speciale a @luka 118d per avermi mostrato questo oggetto. Qui sotto alcune foto.
  2. MINI 1998 GT Edition: il ritorno della GT, fino all’ultimo ccLa nuova MINI 1998 GT Edition è il sesto capitolo della serie limitata Icon Drops e riprende fedelmente la tradizione delle GT del marchio: come la 1275 GT del 1969 e la 1499 GT del 2020, anche qui il nome indica la cilindrata esatta del motore. Motore e tecnica: GT nel nome, Cooper C nella sostanzaLa base è la F66 Cooper C 2 Door, con il noto B48 1.998 cc turbo da 161 CV e 184 lb-ft, abbinato al cambio doppia frizione a 7 rapporti. MINI non aumenta la potenza: la GT resta volutamente fedele al carattere della Cooper C, ma guadagna sospensioni e freni JCW, oltre al volante JCW riscaldabile e – potenzialmente – paddle al volante. Design: nera, cattiva e piena di dettagli JCWLa 1998 GT è disponibile solo in Midnight Black Metallic, con: Kit aerodinamico JCW (frontale, minigonne, winglets posteriori) Cerchi JCW Sprint Spoke Black da 17" Grafiche arancioni “1998 GT” su fiancate e portellone Interni JCW Sport Seats in Vescin nero, volante JCW con badge GT, tappetini, battitacco e key fob dedicati. Prezzo e posizionamentoNegli USA parte da 36.875 dollari, collocandosi sopra la Cooper C e in pieno territorio Cooper S, ma senza la potenza della S. MINI punta su stile, esclusività e storytelling, non sul rapporto qualità/prezzo. Icon Drops: dove si colloca la GTLa 1998 GT è il Drop Six della campagna Icon Drops, una serie di otto edizioni limitate che si concluderà nel 2027. La GT è la più “pesante” dal punto di vista storico, essendo l’unica con una linea genealogica diretta dal 1969 a oggi. Le prenotazioni sono già aperte, non dovrebbe mai arrivare in Italia come la 1499 GT basata sulla F56 one 102cv.
  3. BMW ha portato su strada, in Spagna, le prime auto alimentate al 100% con carburante rinnovabile. Non si tratta di un esperimento da laboratorio: sono vetture reali, che circolano su strade reali, rifornite presso normali stazioni di servizio Repsol. Il progetto, sviluppato insieme a Toyota Motor Europe, Bosch e Repsol, prevede sei mesi di test su circa 20 veicoli alimentati esclusivamente con Nexa 95, il carburante rinnovabile di Repsol, monitorato attraverso il nuovo sistema di certificazione digitale “Digital Fuel Twin” di Bosch, a prima vista sembra una notizia che riguarda solo BMW e Toyota. In realtà, ha implicazioni dirette per MINI e per una domanda che da due anni domina la strategia del marchio: le MINI a benzina avranno un futuro anche dopo il 2035? E, soprattutto, saranno i carburanti a basse emissioni – e non solo le batterie – a permetterlo? Il progetto non serve a testare nuovi motori o nuove auto. Serve a dimostrare che le vetture a benzina già esistenti, utilizzando le infrastrutture di rifornimento già esistenti, possono funzionare con carburanti realmente a basse emissioni e certificati, ed è proprio questa la chiave: dopo l’allentamento della normativa europea sullo stop ai motori termici nel 2035, i carburanti sintetici e rinnovabili possono essere conteggiati nei target emissivi dei costruttori. Non sono più esclusi a priori come in passato, quindi BMW, con questo test, sta costruendo una base dati concreta da presentare ai regolatori: non lobbying, ma numeri. Secondo Stefan Heller di BMW, il progetto rientra nella strategia di “apertura tecnologica” del gruppo, la stessa che ha portato BMW a confermare la continuità dei motori termici anche nei prossimi anni. Toyota, per voce di Pascal Ruch, è ancora più diretta: raggiungere una gamma completamente a zero emissioni entro il 2035 appare sempre meno realistico, e i carburanti rinnovabili saranno necessari per colmare il divario. Per il momento si tratta di un progetto limitato alla Spagna, dove Repsol è l’unico fornitore di carburante rinnovabile disponibile nelle stazioni pubbliche. Non ci sono conferme sulla compatibilità dei motori MINI con Nexa 95, né una timeline per l’espansione del test. La domanda chiave è: BMW estenderà il progetto anche ai modelli MINI? Oppure resterà un’iniziativa del gruppo, utile solo per raccogliere dati generali? Continueremo a seguire da vicino gli sviluppi, perché questo test potrebbe rappresentare uno dei tasselli più importanti per capire se la MINI Cooper a benzina avrà davvero un futuro oltre il 2035.
  4. Ogni volta che una MINI entra in curva con quella tipica fretta, con il posteriore che segue il muso con una precisione quasi insolente per un’auto così compatta, state sentendo l’effetto di una decisione presa il 15 ottobre 1995, in un parcheggio del Heritage Motor Centre di Gaydon. Quella decisione riguardava un tipo di sospensione posteriore: lo Z-axle. Col senno di poi, è stata la scelta tecnica più importante nella storia della MINI moderna. Origini: dalla BMW Z1 alla futura MINILo Z-axle non nasce per la MINI. Debutta sulla BMW Z1, una delle prime BMW con sospensione posteriore multilink, pensata per sostituire il più semplice sistema dell’E30. Da lì viene adottata su vari modelli del gruppo, dalla Serie 3 E36 fino alla Rover 75. Quando BMW iniziò a sviluppare la nuova MINI, aveva già anni di esperienza su questo schema. E sapeva esattamente cosa poteva offrire. Cosa dà (e cosa toglie) lo Z-AxleIl concetto è semplice: una sospensione multilink permette a ogni ruota di muoversi in modo indipendente e consente ai tecnici di “disegnare” il comportamento dell’auto tramite geometrie precise. Per una piccola trazione anteriore è oro puro: meno lavoro per le ruote anteriori, più stabilità, più precisione. Il problema? Rispetto a un ponte torcente — usato da Golf, Corolla e quasi tutti i concorrenti — la Z-axle è: più ingombrante più pesante più costosa da produrre E questo si vede: meno spazio nel bagagliaio, meno spazio per i passeggeri posteriori. Una auto con ponte torcente avrà sempre più volume interno di una MINI con Z-axle. Ma in cambio si ottiene: controllo indipendente delle ruote camber e convergenza che cambiano in modo “intelligente” in curva una risposta più rapida meno sottosterzo più comunicatività È il motivo per cui una MINI è diversa!Il “duello” del 1995: BMW contro RoverNel 1995 il progetto della nuova MINI era in pieno fermento. Rover proponeva una MINI con: motore K-Series sottotelai dedicati sospensioni Hydragas, morbide e collaudate BMW invece puntava su: McPherson davanti Z-axle dietro un’impostazione più rigida e sportiva Due filosofie opposte. Il 15 ottobre 1995, a Gaydon, i due team presentarono le loro proposte. Rover portò tre prototipi. BMW ne portò almeno tre, forse sei. Vinse BMW. E con quella vittoria, la MINI moderna prese la sua direzione definitiva. Cosa fa davvero lo Z-Axle sulla MINIQuando la R50 uscì nel 2001, nessuna concorrente offriva un multilink posteriore a quel prezzo (e neanche oggi). La MINI sì. Questo permise ai tecnici di: ridurre il sottosterzo migliorare la stabilità in appoggio rendere l’auto più comunicativa mantenere la traiettoria anche su fondi irregolari Lo Z-axle diventò la base del famoso “go-kart feeling”. BMW e Rover: una collaborazione più complessa di quanto sembriBMW si prende spesso il merito della MINI moderna, ma la verità è più sfumata. Rover contribuì enormemente all’ingegnerizzazione del progetto. Lo Z-axle fu sviluppata e poi raffinata da entrambi i team, anche dopo la separazione del gruppo. Se avesse vinto la proposta Hydragas? La MINI sarebbe stata più morbida, più confortevole… ma non avrebbe avuto quel carattere immediato e “nervoso” che oggi la definisce. L’evoluzione dello schema Z-Axle nelle generazioni MINIR50/R53 – la prima applicazione R56 – nuova piattaforma, ma stesso concetto multilink F56 – geometrie aggiornate, più rigidità, più precisione F66 – ulteriore evoluzione, con adattivi che lavorano sulla stessa architettura Gli ingegneri MINI lo dicono da anni: lo Z-axle è sia un limite sia un’opportunità. Impone vincoli, ma dà un’identità unica. Perché lo Z-Axle è ancora importante oggiIl “go-kart feeling” non nasce dal marketing. Nasce da una scelta tecnica precisa, fatta nel 1995. Una scelta che ha resistito a: quattro generazioni tre piattaforme motori completamente diversi cambiamenti di mercato Chi compra una MINI spesso non sa cosa sia uno Z-axle. Ma lo sente. Lo riconosce. E la sceglie per quello. ConclusioneLa MINI originale di Issigonis era rivoluzionaria per le sue soluzioni tecniche. La MINI moderna lo è stata per un’altra ragione: ha dimostrato che anche una piccola trazione anteriore può offrire un comportamento da auto sportiva, se progettata con ambizione. Lo Z-axle è il cuore di questa filosofi e venticinque anni di elogi costanti sono la prova che quella decisione, presa in un parcheggio di Gaydon, era quella giusta.
  5. Ciao a tutti! Oggi voglio raccontarmi il mio viaggio all'evento MINI&Milkshakes 2026 nella tenuta di Sandon Hall, vicino a Birmingham, UK. L'evento si è tenuto il giorno 7 Giugno presso il castello Sandon Hall, residenza di campagna del XIX secolo, sede del conte di Harrowby, a Sandon, Staffordshire, 8 km a nord est di Stafford. Insieme a me ha partecipato il mio amico @Peterfuma che mi ha raggiunto dall'Italia a bordo della sua MINI. La giornata è iniziata molto presto alle 6 di mattina circa, prima tappa autolavaggio per aspirare gli interni della sua MINI, successivamente ci siamo recati a casa di un suo conoscente inglese che gentilmente ci ha dato la possibilità di lavare esternamente la MINI a mano, verso le ore 9 ci siamo iniziati a muovere verso l'evento vero e proprio. Dopo una lunga coda per entrare (Una fila molto ordinata ed educata, senza personaggi che sparano i bang, nel bel mezzo della campagna inglese, pecore comprese) siamo finalmente giunti al posteggio indicato dallo staff. All'evento erano presenti tutti i tipi di MINI, dal 1959 ad oggi, dalle MINI stradali stock a quelle pronto corsa, erano presenti quasi tutti i modelli di MINI esistenti, durante la giornata abbiamo pranzato con dell'ottimo Fish & Chips preparato al momento da un food truck presente e dopo abbiamo preso l'immancabile Milk-shake, da cui prende il nome l'evento. Abbiamo parlato con tantissime persone del posto, tutte stupite del fatto che io e il mio amico arrivassimo dall'Italia. Complessivamente è stato un viaggio memorabile, affrontato sia in solitaria che in compagnia del mio amico, se avete la possibilità di viaggiare in UK ed immergervi nella cultura automobilistica locale fatelo, perchè la gente del posto vi accoglierà a braccia aperte!
  6. Milano durante il Salone del Mobile è un campo di battaglia estetico: brand ovunque, installazioni ovunque, idee ovunque — e una quantità imbarazzante di progetti che svaniscono dalla memoria prima ancora di uscire dal cortile. Per questo, quando qualcosa riesce davvero a farsi ascoltare senza urlare, te ne accorgi subito. “A Garden of Curiosity”, la nuova collaborazione tra MINI e Paul Smith ospitata a Palazzo Borromeo d’Adda, è una di quelle rarità. Non perché sia spettacolare, ma perché è intenzionale. E oggi, nel caos del Fuorisalone, è quasi una forma di lusso. La visita inizia nel cortile, dove tre MINI nate dalla collaborazione con Paul Smith raccontano quasi trent’anni di dialogo creativo. Nessun piedistallo, nessuna scenografia: solo le auto, lasciate respirare contro l’architettura del palazzo. La 40th Anniversary del ’99, con le sue 86 strisce colorate, è un’esplosione di ottimismo anni ’90. La MINI STRIP, invece, è l’esatto opposto: acciaio grezzo, segni di lavorazione lasciati volutamente visibili, un esercizio di sottrazione che trasforma l’imperfezione in estetica. Vederle una accanto all’altra è quasi un manifesto: questa collaborazione non ha mai avuto un’unica direzione, ma un’unica regola — fare scelte consapevoli. La nuova Cooper Cabrio Paul Smith Edition chiude il cerchio, ma non si presenta come protagonista. È nascosta nel percorso, integrata nel giardino, con dettagli in Nottingham Green che ricompaiono tra piante, strutture e superfici. Non è un oggetto da guardare, è un elemento da scoprire. E questo cambia tutto. Superata una porta rossa — più soglia che ingresso — si entra nel giardino vero e proprio. Un percorso lento, fatto di texture, piante, piattaforme e volumi geometrici. La Signature Stripe di Paul Smith appare e scompare come un filo conduttore, riconoscibile ma mai invadente. È uno spazio progettato per rallentare, e funziona: in una settimana in cui tutti corrono, qui ti ritrovi a camminare piano senza accorgertene. Due ambienti interni completano l’esperienza. Il primo è una stanza dedicata al colore, dove i visitatori possono comporre combinazioni cromatiche che cambiano durante la giornata. Sulla carta sembra un giochino, ma dal vivo ha una sua dignità: i colori sono studiati, l’interazione è libera, non forzata. L’altra stanza è più silenziosa, quasi meditativa: registrazioni di Paul Smith che parla di colore mentre sei immerso in un ambiente costruito attorno alle sue parole. È semplice, ma sorprendentemente efficace. Il risultato complessivo è un’installazione che non si limita a promuovere un prodotto. MINI e Paul Smith usano le auto come parte di una conversazione più ampia sul design, sulla storia condivisa e sul modo in cui un’idea può evolvere nel tempo senza perdere coerenza. Non c’è nostalgia, non c’è autocelebrazione: c’è la consapevolezza che il passato può essere un materiale di progetto, non un museo.
  7. 3 punti
    Nel vasto e a tratti curioso percorso della MINI moderna, esistono alcuni affascinanti “what if”. Uno dei più intriganti riguarda la MINI Alpina, un progetto reale che arrivò sorprendentemente vicino alla produzione — due volte — senza però mai vedere la luce. Durante il 60° anniversario del marchio, Alpina ha riportato alla ribalta uno dei rarissimi prototipi, riaccendendo i ricordi dei primi anni della rinascita MINI. Quando Alpina Guardò alla MINI Nei primi anni 2000, subito dopo il rilancio MINI da parte di BMW, Alpina valutò seriamente l’idea di introdurre la piccola hatchback come modello d’ingresso nella propria gamma. La logica era chiara: MINI era fresca, premium e tecnicamente legata a BMW. Alpina, dal canto suo, aveva costruito la propria reputazione trasformando piattaforme BMW in auto più raffinate, più esclusive e più ricche di carattere. Secondo le testimonianze della dirigenza Alpina, venne realizzato e testato un vero prototipo, non un semplice esercizio di stile. Proprio questo esemplare è stato mostrato al pubblico durante le celebrazioni del 60° anniversario. Perché il Progetto Fu Cancellato Burkard Bovensiepen spiegò in seguito che i dubbi emersero rapidamente. Il problema principale era costo e complessità: portare una MINI agli standard Alpina avrebbe richiesto investimenti sproporzionati rispetto al potenziale ritorno. C’era poi una questione più profonda: identità. Alpina è sempre stata legata a BMW di dimensioni maggiori, al comfort da gran turismo, ai motori ricchi di coppia e al lusso discreto. Anche come modello d’ingresso, la MINI non si inseriva naturalmente in questo DNA. In sintesi, il progetto non riuscì mai a giustificare il proprio business case. Non l’Unica Alpina “Mancata” La MINI non è sola in questa categoria. Anche la BMW i8 arrivò allo stadio di prototipo Alpina, per poi essere abbandonata per motivi simili: costi elevati, complessità tecnica e scarsa coerenza con il marchio. Questi episodi raccontano molto della filosofia Alpina: un’azienda piccola ma estremamente selettiva su ciò che porta il proprio nome. Le Ruote che Sono Arrivate ai Clienti Sebbene la MINI Alpina non sia mai entrata in produzione, una parte del progetto è sopravvissuta: i cerchi Alpina Dynamic in misure dedicate alle MINI R50 e R53. Per un breve periodo, i proprietari MINI poterono montare cerchi Alpina originali, creando un legame sottile ma inconfondibile con Buchloe. Oggi quei cerchi sono rari, ricercatissimi e rappresentano uno dei pochi indizi tangibili che la MINI Alpina sia stata qualcosa di più di una semplice voce di corridoio. Occasione Mancata o Scelta Giusta? È facile immaginare quanto affascinante sarebbe stata una MINI reinterpretata da Alpina: meno orientata alla prestazione pura e più alla raffinatezza, alla coppia, al comfort di marcia e ai dettagli interni. In un certo senso, l’opposto spirituale di una JCW. Allo stesso tempo, la decisione di Alpina appare coerente con la sua storia: un marchio prudente, selettivo e protettivo della propria identità. La MINI Alpina rimane così una delle grandi note a margine della storia del BMW Group: un prototipo reale, una valutazione concreta e una scelta definitiva di non procedere. Ed è proprio questo, spesso, a rendere certe storie così affascinanti per gli appassionati.
  8. “Minis and Milkshakes” è una manifestazione di auto statiche che si svolge in UK incentrata sulle MINI sia classiche che moderne, si tiene tipicamente in località come Sandon Hall. L'evento è caratterizzato da un raduno composto da sole MINI che i proprietari possono esporre e nel mentre rilassarsi e mangiare in compagnia degli altri partecipanti potendo scegliere tra varie proproste, tra cui i milkshake, da cui prende il nome l'evento. L'attenzione si concentra sull'apprezzamento delle auto, sulla socializzazione e sull'atmosfera dell'evento impreziosita dalla tenuta di Sandon Hall, una residenza di campagna del XIX secolo, sede del conte di Harrowby, a Sandon, Staffordshire, 8 km a nord est di Stafford. Si tratta di un edificio di interesse storico culturale di II grado, immerso in 400 acri di parco verde. Durante l'evento sono presenti delle bancarelle che vendono ricambi o gadget a tema MINI. L'Utente @Peterfuma quest' anno ha partecipato con la sua MINI, ed era l'unico Italiano all'evento, un record pazzesco!
  9. 3 punti
    Un ringraziamento speciale all'utente @DiGiNeX per aver scritto questo articolo 😄 Ad Ottobre 2016, la casa anglo-tedesca ha ripensato il pacchetto di esperienze orbitanti attorno all'universo MINI Connected; e in occasione di questa revisione, ha fatto debuttare il MINI Find Mate. Il MINI Find Mate era un tracker che si abbina(va) all'app MINI Connected e permetteva di tracciare eventuali oggetti dimenticati nella speranza di aiutare il legittimo proprietario a ritrovarli: insomma un piccolo tag con tecnologia Bluetooth con funzione di localizzazione il cui scopo era quello di essere agganciato su oggetti o utensili da viaggio utilizzati con frequenza, come borse, valigie, portachiavi, zaini o altro. Corredato della sua custodia stilosa e di un anello a moschettone con finitura Dark Chrome, il MINI Find Mate faceva originariamente parte del pacchetto Wired; e la posizione degli oggetti smarriti e/o dimenticati era visualizzabile sullo schermo di bordo della MINI oppure sullo smartphone dotato dell'app MINI Connected. La logica di funzionamento era duplice, a seconda che l'oggetto fosse o meno nel raggio di azione del Bluetooth. Se è attivo un collegamento via Bluetooth con il tag, vuol dire che l'oggetto è a breve distanza: pertanto a bordo della vettura o con lo smartphone era possibile attivare un segnale acustico che aiuta a trovare l’oggetto. Se invece il tag si trovava al di fuori dalla portata Bluetooth, a richiesta il guidatore poteva essere accompagnato al luogo in cui era disponibile l’ultimo collegamento semplicemente selezionando la destinazione sul display. Il tempo verbale al passato è d'uopo, poiché con le successive versioni sia dell'app MINI Connected che delle Head Unit MINI le funzionalità del MINI Find Mate si sono purtroppo disperse e quest'oggetto è diventato semplicemente un fermacarte. A completezza della storicità del gadget, viene di seguito riportato il video (tutt'ora presente) pubblicato sul canale ufficiale MINI USA con le istruzioni relative all'uso ed all'accoppiamento. Oggi, la custodia del MINI Find Mate può essere riutilizzata come un pratico portachiavi: tramite una stampante 3D si può infatti realizzare un supporto su misura che consenta di adattare l'alloggiamento originario ad un tracker più funzionale e moderno (come gli AirTag di Apple per chi utilizza un iPhone o i tracker Chippolo o Pebblebee per chi utilizza Android). Così facendo è infatti possibile recuperare la piacevole estetica della custodia del MINI Find Mate e al tempo stesso evolvere la funzionalità dell'oggetto che, grazie all'evoluto network di Apple e di Google, permette non solo di ricevere una notifica in caso di smarrimento dell'oggetto (in questo caso, il telecomando della vettura) ma permette anche di tracciare un suo spostamento nel caso in cui sia stato sottratto con destrezza intenzionalmente o sia stato ritrovato da terzi e poi spostato rispetto al luogo originario di rinvenimento.
  10. Nel mondo esistono molte auto cabrio, ma poche come la MINI... MINI ci spinge a vivere la nostra vita automobilistica all'aperto grazie al MINI Always Open Timer. Questo piccolo dispositivo (a forma di orologio sulla 2 generazione) registra il numero di ore trascorse in auto con il tettuccio abbassato. Sulla 3 generazione questo orologio è sparito ed è stato integrato nel computer di bordo, e anche nella 4 generazione rimarrà all interno del nuovo infotainment. Un vero peccato perchè era un tratto distintivo del marchio e probabilmente era l'unica cabrio al mondo ad avere questo tipo di gadget.
  11. Oggi 2 Giugno 2024 la MINI vince la 24h del Nürburgring! Dopo 2 giorni di corsa nell'inferno verde, dopo numerosi mutamenti nelle condizioni della pista, prima nebbia poi pioggia, la MINI del team Bulldog Racing, porta a casa la vittoria nella categoria SP3T, un lavoro incredibile è stato portato avanti dal team, dai piloti e dal grande Charlie Cooper, nipote del famosissimo John Cooper e figlio di Mike Cooper. La MINI che ha vinto questa gara è stata la nuova Jcw che arriverà presto sul mercato e di cui potete trovare un articolo qua sul magazine, l' altra MINI era la F56 JCW 1 to 6 limited edition che l'anno scorso è arrivata seconda. A nome di Megamini, voglio ringraziare MINI, Bulldog Racing team, la famiglia Cooper, e i piloti Charlie Cooper, Fischer Markus, Kragenings Christoph e Sauerbrei Sebastian per aver permesso alla nostra amata MINI di vincere ed essere presente ad un evento così importante nel modo del Motorsport, Grazie! 😄 Qua sotto qualche foto dell'evento. P1 in its class for our MINI John Cooper Works PRO at the @nuerburgring 24 hours! And P2 for our second car in its class - this is going to be a long night #24hNBR #nurburgring #JCW #MINIThe vehicle shown is a .mp4
  12. Con le sue 318 curve in 17,6 km di strada, la “Tail of the Dragon” o "Coda del drago" è una delle strade più amate in America dai motociclisti e dagli appassionati di auto sportive, molto famosi sul web sono i video caricati dai gruppi di Ministi in USA, inoltre in un punto della strada è presente una statua di un drago... E' una porzione della US Route 129, tra le contee di Blount, Tennessee, e quella di Swain, North Carolina, è una delle strade più “panoramiche” degli Stati Uniti. Percorre principalmente un’area boschiva e ci sono alcuni punti panoramici dove si possono scattare foto meravigliose. Prima del 1992 il limite di velocità, sia nel Tennessee che nella Carolina del Nord, era di 55 mph (88kmh) . Nel 1993 il limite di velocità sul lato del Tennessee è stato abbassato a 40 mph (64kmh). Nel 2002 il limite di velocità è stato ulteriormente abbassato a 30 mph (48kmh), ed è ancora in vigore oggi. La presenza della polizia nella parte del Tennessee è aumentata notevolmente negli ultimi anni. Il meteo, in questa zona tra Tennessee e North Carolina, è altamente imprevedibile e non ci vuole molto tempo prima che il sole splendente si trasformi in una nevicata! Il tempo sulla Tail of the Dragon Road è abbastanza prevedibile invece per la maggior parte dell’estate. I mesi invernali da novembre a marzo, invece, possono essere impossibili e difficili da prevedere.
  13. Da "bomba ad orologeria" a “prova di bomba”. MINI è sempre stata sinonimo di una delle esperienze di guida più divertenti nel mondo delle piccole auto. Quello che non ha sempre garantito, però, è stata la costanza nella affidabilità a lungo termine. Chi ha posseduto una R50, una R53 o soprattutto una R56 sa di cosa sto parlando... Ma tra la fine dell’era R56 e l’inizio della terza generazione è successo qualcosa: in MINI e BMW la durata nel tempo ha smesso di essere un dettaglio secondario ed è diventata un requisito fondamentale di progetto. Il risultato? La terza generazione hanno introdotto le MINI moderne più affidabili mai costruite fino ad ora, un percorso che continua oggi con la nuova famiglia F66 Cooper e la U25 Countryman. Vediamo insieme cosa non funzionava e come MINI ha sistematicamente risolto i problemi, trasformando la sua gamma in una delle più robuste e longeve della storia del marchio. R50 e R53: divertenti, ma con difetti prevedibili La prima generazione è diventata un oggetto di culto subito dopo il lancio, ma portava con sé alcuni difetti come: Pompa del servosterzo elettrico-idraulica sottodimensionata e poco raffreddata → frequenti surriscaldamenti e blocchi. Cambio manuale Midlands (versioni non S) → usura dei cuscinetti e problemi di lubrificazione con rotture premature. (Poi sostituito sulle restyling del 2005 col cambio Getrag) Cambio CVT Aisin (non S) → raramente oltre i 120.000 km senza cedimenti interni. Usura del tendicatena → peggiorata dagli intervalli di manutenzione olio troppo lunghi. Materiali interni delicati → rivestimenti e plastiche poco resistenti all’invecchiamento. R56: nuovo progetto, grandi problemi iniziali La R56 portava con sé motori inediti, ma la sua reputazione in termini di affidabilità non si è mai ripresa del tutto: Accumulo di carbonio nel motore N14 → dovuto a iniezione diretta e cicli di guida brevi. Pompa alta pressione carburante (HPFP) → guasti frequenti già prima dei 80.000 km. Tendicatena e guide → il famoso “death rattle” causato da perdita di pressione e guide fragili. Linea olio del turbo → surriscaldamento e olio carbonizzato con rischio di grippaggio. Sistema di raffreddamento → termostati e pompe spesso da sostituire entro i 100.000 km. Questa generazione ha costretto MINI a ripensare radicalmente la piattaforma successiva abbandonando i motori PSA. F56: la rivoluzione Con l’arrivo della F56, MINI non ha mai dichiarato apertamente di aver migliorato l' affidabilità”, ma di fatto è stato fatto proprio questo, grazie ai motori B38 e B48. I difetti più diffusi sulle MINI di terza generazione sono: Supporti motore che si consumano molto velocemente Possibili problemi con lo scambiatore di calore Difetti nei componenti dei motori B38 e B48 dei primissimi esemplari prodotti tra il 2014 e il 2015 (MINI ha provveduto tramite i richiami a sostituire o riparare i motori coinvolti). Problemi di sfregamento delle guarnizioni delle portiere sulle MINI F56 con possibile formazione di ruggine (piccoli punti), per ovviare a questo basta pellicolare la zona della portiera con del PPF (pellicola trasparente) dopo aver ripristinato in carrozzeria la vernice Quarta generazione: F66 e U25, ancora più solide Su queste MINI al momento si sa ancora molto poco ma si può ipotizzare che il produttore abbia innalzato ancora il livello di affidabilità, cercando di risolvere i difetti tipici della 3 generazione. Nonostante la reputazione del passato, chi conosce bene il marchio sa che acquistare una MINI oggi non significa solo scegliere un’auto divertente da guidare: può essere anche una scelta intelligente e affidabile.
  14. MINI Cooper Oxford Edition: il compleanno che diventa un’autoVenticinque anni sono un traguardo importante, e MINI ha deciso di festeggiarli nel modo più MINI possibile: con una nuova edizione speciale. La MINI Cooper Oxford Edition è un regalo che il marchio fa a sé stesso, alla sua storia e a chi ama il brand. Un omaggio costruito attorno a Oxford, la città dove tutto è iniziato nel 1959 e dove, dal 2001, nasce ogni MINI moderna. Perché Oxford, e perché adessoLa MINI originale è nata a Oxford. La MINI moderna è rinata a Oxford. E oggi, per i 25 anni della MINI “dell'era BMW”, Oxford torna protagonista con un’edizione che vuole essere simbolica, quasi rituale. Non un semplice stabilimento produttivo, ma la “casa spirituale” del marchio. La Oxford Edition è costruita proprio lì, per sottolineare questo legame e per celebrare un quarto di secolo di MINI contemporanea. 🏁 Esterni: tutti i dettagli che contanoTetto bianco con Union Jack stampata, reinterpretata in chiave moderna Striscia centrale rossa e bianca che attraversa tutta la vettura, filo conduttore del design Tre colori disponibili: Chili Red, Indigo Sunset Blue, Blazing Blue Calotte specchi bianche, richiamo alle MINI classiche Cerchi Slide Spoke da 18” bicolore, con coprimozzo dedicato Coperture coordinate per mozzi e valvole, dettaglio nerd ma delizioso È una MINI che non vuole essere sobria: vuole essere celebrativa, dichiarata, quasi “da parata”. Peccato che questa edizione celebrativa non ha le cromature, cosa che poteva stare molto bene su una retro car e soprattutto su un edizione del genere... 🇬🇧 Interni: piccoli tocchi, grande identitàUnion Jack stampata sul volante, nella zona delle 6 Tappetino lato guida con Union Jack circolare Tappetino lato passeggero con bandiera a scacchi, omaggio alla storia racing del marchio Battitacco dedicati ai 25 anni di MINI moderna Sono dettagli, sì, ma messi dove li vedi ogni giorno: MINI sa fare queste cose. 🔧 Sotto il cofano: Cooper C e Cooper SNessuna rivoluzione meccanica: la Oxford Edition usa i motori già noti della gamma: Cooper C e Cooper S, entrambe con 7 marce DCT, trazione anteriore, niente manuale. E qui arriva la nota dolente per chi ama l'automatico: non ci sono i paddle al volante. MINI li aggiunge solo se l’auto è configurata con il pacchetto JCW o come JCW completa. La Oxford Edition non può averlo. Risultato: anche la Cooper S da 201 CV è full automatic, senza possibilità di intervento manuale a meno di retrofittarli dopo... 🎒 La capsule lifestyleMINI ha creato anche una linea dedicata, la Oxford Capsule, con: borsa Traveller t-shirt unisex cappellino adesivi Oxford MINI Umbrella Walking Stick Tutto in blu scuro, con dettagli Union Jack, per richiamare la tinta Indigo Sunset Blue.
  15. Il 20 giugno 2026, allo stabilimento MINI di Oxford, è arrivata una F56 Cooper D davvero speciale. Non una qualunque, ma quella che ha appena tagliato il traguardo — rarissimo — di 1.000.000 di chilometri. A guidarla fino alla sua “casa” inglese è stato il proprietario, Peter Kirchoff, che con questa vettura ha condiviso dodici anni di viaggi, avventure e un legame che va ben oltre il semplice utilizzo quotidiano. Un milione di chilometri, un solo motoreKirchoff lo racconta con orgoglio: “La mia MINI non mi ha mai lasciato a piedi. Motore originale, nessun intervento importante, nessun incidente e un consumo incredibilmente basso ”. Numeri che parlano da soli. Questa Cooper D ha attraversato 25 Paesi, macinato centinaia di migliaia di chilometri all’anno e si è guadagnata il soprannome di Nemo, grazie alla livrea Volcanic Orange con strisce bianche sul cofano. Un traguardo calcolato al millimetroIl milione non è stato raggiunto per caso. Kirchoff ha documentato ogni tappa del viaggio sul suo profilo Facebook, trasformando la sua MINI in un progetto a lungo termine. Anche l’arrivo a Oxford è stato pianificato: proprio lì, il 26 aprile 2001, è nata la prima MINI moderna, quella che ha rilanciato il marchio e il mito della tre porte. E ora? Si punta ancora più in altoNonostante l’impresa, la storia di Nemo non finisce qui. Il nuovo obiettivo di Kirchoff è il One Million Miles Project: portare la sua MINI a 1.000.000 di miglia, equivalenti a 1.609.344 km. In pratica, aggiungere altri 609.344 km al già impressionante traguardo appena raggiunto. Un progetto folle? Forse. Ma se c’è una cosa che questa Cooper D ha dimostrato, è che la costanza, la cura e la passione possono portare un’auto molto più lontano di quanto chiunque si aspetterebbe.
  16. Il MINI Rally Challenge (MRC) nasce da un’idea semplice ma geniale: permettere a chiunque di correre nei rally senza dover disporre di budget enormi, team strutturati o anni di esperienza alle spalle. Un’intuizione firmata John Goff, che nel 2020 ha trasformato un sogno in un campionato vero, concreto e oggi in piena espansione. Un monomarca pensato per chi vuole correre davvero, dedicato esclusivamente alle MINI della generazione R50 e R53. L’obiettivo è chiaro: mettere tutti allo stesso livello, ridurre i costi e permettere ai piloti di concentrarsi sulla guida, non sul portafoglio. È la risposta perfetta per chi vuole debuttare nei rally, chi costruisce la propria auto in garage, chi si gestisce la manutenzione da solo, chi sogna di correre su asfalto e sterrato senza dover investire cifre proibitive, è un formato intelligente che abbatte i costi. Uno dei punti di forza del MINI Rally Challenge è il suo formato unico: gli eventi prevedono metà del chilometraggio rispetto ai rally tradizionali, con un’unica assistenza a metà gara, questo significa iscrizioni più economiche, meno usura meccanica, meno persone necessarie in assistenza, meno costi logistici, più accessibilità per tutti! In pratica, si può correre un rally vero senza dover portare un team al seguito. Tarmac, gravel o campionato completo: scegli tu Il MINI Rally Challenge è costruito per adattarsi a ogni pilota e a ogni budget. I concorrenti possono scegliere di correre: solo la serie asfalto, solo la serie sterrato, oppure entrambe, puntando al titolo assoluto. Questa flessibilità permette a ogni equipaggio di costruire la propria stagione ideale, senza pressioni economiche con una crescita organica e costante. Dal debutto nel 2020, il campionato è cresciuto in modo deciso, all'inizio solo con la categoria R50, poi nel 2023 è arrivata la R53, ampliando il parco piloti e la competitività. Oggi il MRC è un campionato maturo, con due classi, due superfici e un’identità forte. La filosofia però è rimasta la stessa: rally vero, costi contenuti, divertimento massimo, un campionato per tutti. La stagione 2024 prevedeva nove eventi con una media stimata di 20 equipaggi per round. Numeri che confermano la salute del campionato e la sua capacità di attrarre piloti, meccanici, appassionati e famiglie. Il MRC è diventato un punto di riferimento per chi cerca un rally autentico, competitivo e sostenibile, senza compromessi.
  17. MINI USA aveva celebrato i suoi primi vent’anni di presenza sul mercato americano con il lancio della MINI 20 Years Edition, una serie speciale prodotta esclusivamente sulla base della Cooper S Hardtop 4 Door con cambio DCT. Una scelta particolare, perché la carrozzeria 5 porte non era mai stata la più amata dagli appassionati, ma la serie limitata puntava tutto su grafica dedicata e dotazioni ricche. Il prezzo di listino era fissato a 36.315 dollari, con arrivo nelle concessionarie previsto per l’autunno 2022. 🎉 Il contesto: vent’anni di MINI in America L’annuncio ufficiale era arrivato il 21 settembre 2022 da Woodcliff Lake, NJ. MINI USA aveva spiegato che la serie celebrativa rappresentava un omaggio ai due decenni trascorsi da quando, nel 2002, il marchio aveva debuttato negli Stati Uniti sfidando un mercato dominato da SUV e pick‑up. Mike Peyton, allora Vice President di MINI of the Americas, aveva ricordato come MINI fosse riuscita a portare un’idea diversa di mobilità: una piccola sportiva divertente, con una community appassionata che continuava a crescere anche vent’anni dopo. Esterni patriottici e dettagli dedicati, la 20 Years Edition era proposta in tre colori simbolici: Chili Red Pepper White Island Blue Tinte scelte per richiamare gli elementi delle bandiere americana e britannica, un ponte ideale tra le due identità del marchio. L’allestimento esterno includeva: tetto e calotte specchi in argento finiture Piano Black grafica dedicata sul cofano con banda decentrata rosso‑bianco‑blu lato guida e stella lato passeggero inserto Side Scuttle, battitacco e adesivi sul montante C specifici cerchi Tentacle Spoke da 17” neri con pneumatici All‑Season barre sul tetto tetto panoramico in vetro Un look celebrativo ma non eccessivo, coerente con lo stile MINI. 🏁 Interni sportivi e dotazione completa L’abitacolo della 20 Years Edition offriva: sedili sportivi in Carbon Black Leatherette volante in pelle Nappa con inserto dedicato “20 Years Edition” cambio DCT a 7 rapporti con paddle al volante finiture interne Piano Black con grafica celebrativa cielo in Anthracite Sul fronte comfort e tecnologia erano inclusi: climatizzatore automatico bi‑zona sedili anteriori riscaldabili Storage Package navigazione touchscreen MINI Assist eCall, TeleServices, Real Time Traffic Remote Services Apple CarPlay Bluetooth avanzato con USB strumentazione digitale dinamica Una dotazione molto completa, in linea con la filosofia delle serie speciali MINI destinate al mercato USA. 🏭 Produzione e disponibilità La produzione era iniziata nel luglio 2022, con le prime consegne previste per il mese successivo nelle concessionarie statunitensi.
  18. A una sola settimana dal debutto della GP‑inspired, MINI torna a giocare con la propria eredità sportiva. Questa volta lo fa con la 1965 Victory Edition, un allestimento puramente estetico – nessun upgrade meccanico – disponibile su F66 Cooper S, F66 John Cooper Works e J01 John Cooper Works Electric. È l’ennesima conferma della strategia recente del marchio: raccontare una storia attraverso la configurazione, più che riscrivere la scheda tecnica. E in questo caso, la storia vale davvero la pena di essere raccontata. 🏁 Monte Carlo 1965: il mito che continua a generare edizioni speciali Pochi luoghi sono centrali nel mito MINI quanto Monte Carlo. Nel 1965, Timo Mäkinen e Paul Easter portarono la loro MINI Cooper S alla vittoria nel Rally di Monte Carlo, consolidando l’immagine della piccola inglese come l’auto capace di battere rivali molto più potenti grazie ad agilità, leggerezza e ingegno. La 1965 Victory Edition vuole ricreare visivamente quel legame, senza toccare la meccanica: F66 Cooper S: 204 CV, 300 Nm dal 2.0 TwinPower Turbo F66 JCW: 231 CV, 380 Nm J01 JCW Electric: 258 CV Nessuna sorpresa: sono le stesse configurazioni già note e provate. L’edizione arriverà da marzo 2026 nei mercati partecipanti, inclusi gli USA (dove sarà disponibile solo in versione JCW a 46.220 +1.175 di Destination & Handling). In Europa l’arrivo è previsto per luglio 2026. 🎨 Esterni: heritage rally, estetica moderna La 1965 Victory Edition è proposta solo in Chili Red, con una grafica bianca che attraversa cofano, tetto e portellone: un gesto pulito, quasi minimalista, che richiama le livree rally degli anni ’60. Sui lati spicca il numero 52, quello della MINI vincitrice del 1965. Dettagli notevoli: Tetto bianco su JCW: una rarità assoluta nella gamma attuale. Logo “1965” sul montante C e sticker dedicato all’interno della porta. Cerchi: 18” JCW Lap Spoke bicolore JCW Mastery Spoke neri per la J01 elettrica Floating hub caps e valvole JCW colorate: micro‑dettagli che fanno la differenza per chi ama la cura maniacale. Come la Paddy Hopkirk Edition, anche questa punta tutto su colore, grafica e riferimenti storici per creare un impatto emotivo forte, senza toccare l’hardware. 🛋️ Interni: celebrazione discreta, quasi da intenditori Dentro, MINI mantiene la sua tipica sobrietà JCW: anthracite e rosso, un ambiente già di per sé molto focalizzato. Gli elementi dedicati includono: Battitacco con lettering 1965 su sfondo rosso/nero Dedica interna alla porta che richiama la vittoria al Monte Logo 1965 al punto delle 6 sul volante sportivo Logo 1965 sul coperchio del vano centrale Key cap con il numero 52 Curiosità tecnica: questi elementi non sono stampati a iniezione come in passato, ma realizzati in 3D printing, segno della direzione futura di MINI per le personalizzazioni. 🧭 Considerazioni: un’altra pagina del dialogo tra MINI e il suo passato Le special edition sono ormai parte integrante della strategia MINI: stessa meccanica, storytelling visivo, tiratura limitata. La 1965 Victory Edition segue esattamente questo schema. Collega l’attuale generazione F66/J01 a una delle vittorie più iconiche della storia MINI, offrendo ai proprietari un frammento tangibile di quel 1965 ogni volta che si avvicinano alla loro auto.
  19. MINI ha presentato una nuova GP Inspired Edition. Una serie speciale che celebra… una vettura che, in questa generazione, non esiste. E già questo basterebbe a far sollevare più di un sopracciglio. Durante l’era F56, la logica era cristallina: il GP3 era appena esploso sulla scena con i suoi 306 CV, le carreggiate allargate, l’aerodinamica estrema e un’aura da Nürburgring che lo rendeva immediatamente riconoscibile. L’edizione “Inspired” era un’estensione naturale: entravi in concessionaria, vedevi una JCW con quei richiami estetici e collegavi subito i puntini. Il mito era vivo, caldo, presente. Con la F66, invece, il contesto è completamente diverso. Non esiste un nuovo GP. Non ci sono archi allargati, niente aero rabbiosa, nessuna serie limitata, nessun record da sbandierare. L’ultimo GP risale ormai a più di sei anni fa: un’eternità nei cicli di prodotto moderni. E quindi sì, l’operazione sembra un po’ tirata per i capelli. Cosa include la GP Inspired Edition Disponibile in molti mercati (ma non nel Regno Unito), la GP Inspired Edition arriva su: F66 JCW F66 Cooper S F65 Cooper S Gli elementi distintivi includono: grafiche dedicate un portachiavi con backer 3D‑printed accessori già presenti a catalogo (aero add‑on, coprimozzo rossi) per dare un tocco più aggressivo al look JCW È un pacchetto estetico, non tecnico. E questo è importante. Mito del brand vs realtà del prodotto Il nome GP pesa. Pesa molto più dei numeri di produzione. Dal R53 al F56, il GP è sempre stato un manifesto: MINI che si toglie il sorriso e mostra i denti, capace di mettere in imbarazzo auto ben più “serie”. Quel mito non svanisce solo perché arriva una nuova generazione. Porsche continua a evocare la Carrera RS. BMW non smette mai di citare la E30 M3. Le icone prestazionali hanno una lunga emivita. In questo senso, la GP Inspired Edition è un promemoria: “Ricordi quando abbiamo costruito la MINI più estrema di sempre?” Ma qui nasce la tensione. Quando uscì la GP Inspired F56, il GP3 era ancora caldo, reale, tangibile, oggi, la F66 richiama un fantasma. Per molti nuovi clienti — soprattutto quelli che entrano nel mondo MINI nell’era elettrica — il GP è poco più di un video su YouTube. Un altro modo di leggerla La generazione F66 è partita senza un modello “shock & awe”. Le JCW sono veloci, competenti, ma non radicali. Il brand è impegnato nella transizione elettrica e in una ridefinizione della propria identità. In questo scenario, la GP Inspired Edition potrebbe non essere un omaggio nostalgico, ma un segnale di continuità: la fiamma JCW è ancora accesa, anche se il prossimo modello estremo non è ancora arrivato, è un’ancora visiva. Un modo per dire: “Non abbiamo dimenticato cosa significa GP.” Certo, il tempismo resta curioso. Le edizioni speciali funzionano meglio quando sono reattive, quando cavalcano un momento. Questa, invece, sembra uscita da un archivio. Estetica vs autenticità Come pacchetto estetico, funziona. Ruote forgiati, dettagli GP, finiture scure: la F66 3 porte acquista presenza e carattere. Per chi vuole l’atteggiamento senza i compromessi di un vero GP, ha senso. Ma nel mondo degli appassionati l’autenticità conta. MINI ha sempre camminato sul filo tra branding giocoso e credibilità prestazionale. Richiamare un modello che non esiste più da anni, senza proporre un nuovo "halo car", rischia di sembrare un po’ un esercizio di nostalgia. Non è un errore fatale, ma sì, si nota. Verdetto: ponte intelligente o nostalgia fuori tempo? È sicuramente un’operazione ardita. Senza un GP attuale, il riferimento è più storico che immediato. Ma è anche una mossa strategica: il GP resta uno dei racconti prestazionali più forti che MINI abbia mai costruito. Mantenere vivo quel linguaggio visivo potrebbe essere un modo per preparare il terreno. Se arriverà un nuovo GP F66, questa edizione diventerà un’anticipazione brillante. Se non arriverà, rischia di sembrare solo un esercizio di stile in Piano Black. In ogni caso, il messaggio è chiaro: il mito GP conta ancora. E MINI lo sa.
  20. All’inizio del 2015 MINI USA aveva ufficialmente annunciato la nascita del MINI John Cooper Works Racing Team. Il progetto aveva messo in pista due MINI John Cooper Works preparate per correre nel Continental Tire SportsCar Challenge. Dopo le prime quattro gare la squadra aveva già mostrato progressi concreti e puntava a scalare la classifica nelle restanti tappe. Il calendario e i circuiti principali Il CTSCC era composto da dieci gare che avevano portato il team in giro per il Nord America. Si partiva da Sebring in Florida, si passava per Lime Rock nel Connecticut e Laguna Seca in California, fino ad arrivare al Canadian Tire Motorsports Park in Ontario. Ogni tappa rappresentava una sfida diversa: piste veloci, curve tecniche e condizioni meteo che potevano cambiare il destino di una gara. Le auto in gara e le regole della serie Le vetture erano due MINI John Cooper Works Hardtop, equipaggiate con il motore di serie: un B48 2.0 litri turbo a quattro cilindri da 231 CV. Le regole del CTSCC richiedevano che le auto restassero sostanzialmente di serie, ma consentivano interventi mirati come sospensioni modificate, roll cage e alleggerimenti per migliorare sicurezza e performance... La classe Street Tuner spiegata semplice Il MINI JCW correva nella classe Street Tuner, pensata per auto di produzione con motori quattro o sei cilindri o rotativi. In quella categoria si trovavano concorrenti come BMW 128 e 325, Mazda MX-5 e le Porsche Boxster e Cayman. I motori venivano tarati per erogare tra i 170 e i 240 CV, con velocità di punta oltre i 135 mph (215kmh). Le gare duravano 2 ore e 30 minuti e prevedevano due piloti per vettura e soste ai box obbligatorie. Un’eredità che pesava e ispirava La storia agonistica della MINI era leggendaria: la vittoria assoluta al Rallye Monte Carlo del 1964 rimaneva uno dei momenti più iconici. I successi si erano ripetuti negli anni successivi e, più recentemente, le versioni Countryman avevano dominato la Dakar Rally. Il MINI JCW Racing Team aveva portato avanti quella tradizione: le due auto da corsa erano state numerate 37 e 52 in omaggio alle prime vittorie Monte Carlo. Perché valeva la pena seguirlo Quello che molti avevano considerato solo una “piccola utilitaria” si era dimostrato un osso duro in pista. Le MINI avevano mostrato tenacia e capacità di competere con vetture più grandi e potenti. Seguire il team significava vedere come una piattaforma di serie veniva trasformata in macchina da corsa, scoprire strategie di gara e conoscere i piloti che si alternavano al volante. Nel 2019 sono riusciti a vincere il TC America Manufacturer’s Championship e negli anni a seguire tanti altri campionati.
  21. Se volete davvero capire di cosa è capace la nuova MINI Countryman SE 100% elettrica, dimenticate le schede tecniche. Portatela in Islanda! Ed è esattamente quello che MINI ha fatto: partenza da Monaco, attraversando Germania e Danimarca, poi il Mare del Nord e infine le terre scolpite da lava e vento dei fiordi occidentali. Un viaggio che sembra anticipare un futuro più “off-road” per la Countryman. Dalla Baviera ai fiordi islandesi Il percorso è lungo: circa 2.300 km di strada più due giorni di traghetto da Hirtshals a Seyðisfjörður. Ma per la Countryman SE, con i suoi 230 kW e 494 Nm di coppia istantanea, è stato il terreno ideale per dimostrare la forza della trazione elettrica. Grazie ai 432 km di autonomia WLTP, alla ricarica rapida da 130 kW e al nuovo Driving Assistant Professional, il viaggio verso nord si è trasformato in un’esperienza rilassata e sorprendentemente confortevole. Dentro, la nuova plancia convince: più spazio per spalle e gomiti, un design più sobrio e il grande display OLED circolare che dona maturità e modernità. Perfetta per un road trip di questo tipo. Preparata per l’avventura Questa Countryman SE non è partita da Monaco con gomme standard. MINI l’ha equipaggiata con pneumatici off-road, portapacchi con ruota di scorta, piastre da sabbia, pala e cric. Il risultato? Un SUV che appare molto più pronto all’avventura rispetto all’immagine “familiare” con cui spesso viene etichettato. Islanda: tra neve, vento e lava Il Mare del Nord ha regalato onde di otto metri durante la traversata. L’Islanda ha risposto con neve, temperature sotto zero e nuvole basse. Condizioni perfette per mettere alla prova un SUV elettrico con un’anima più grintosa. Poi il sole estivo ha illuminato distese infinite di rocce vulcaniche, creando uno degli scenari più surreali mai affrontati da una MINI. La Countryman ha superato tutto con calma e coppia elettrica, anche se un po’ di luce extra da maggiore altezza da terra non avrebbe guastato. Route 622: il vero banco di prova La famigerata Route 622 nei fiordi occidentali è stretta, ripida, imprevedibile e lambita dal mare che si ritira solo con la bassa marea. Un percorso da “bucket list”. La Countryman SE, sporca di fango islandese, ha affrontato salite, tratti sconnessi e guadi che avrebbero fatto tremare molti proprietari di EV. La trazione integrale ALL4 ha distribuito la coppia con precisione, mantenendo la stabilità. Sorprendentemente, il ritmo lento dell’off-road ha inciso pochissimo sull’autonomia: un dato notevole per un SUV elettrico da 2,3 tonnellate con gomme tassellate e portapacchi carico. Quando la natura decide Prima del tratto finale sulla spiaggia, le onde avevano distrutto la strada. Nessuna pala o piastra poteva cambiare le leggi della geologia. Ma non è stata una sconfitta: MINI non era lì per “conquistare” l’Islanda, bensì per dimostrare che una MINI elettrica può essere una compagna credibile di avventura. Missione compiuta. Cosa ne penso Questa storia non è solo marketing con belle foto: è un vero test. Per i fan MINI, il messaggio è chiaro: la Countryman standard, con gomme all-terrain, è già sorprendentemente capace. Immaginala con più altezza da terra e sospensioni riviste: potrebbe diventare la variante più interessante degli ultimi anni. MINI ha dato all’Islanda un assaggio di ciò che verrà. E sì, sembra proprio una MINI pronta a sporcarsi di fango!
  22. Con 210 CV, uno scatto da 0 a 100 km/h in 6,6 secondi e una velocità massima di 230 km/h, 38 MINI Cooper S accesero gli animi nella stagione 2005 della MINI CHALLENGE. Ma non fu tutto: i partner MINI tedeschi offrirono ai clienti la possibilità di portare a casa un pezzo di quella adrenalina con il modello speciale MINI CHALLENGE, prodotto in soli 100 esemplari. Un’edizione limitata con DNA da corsa Presentato in anteprima alla AMI di Lipsia (2–10 aprile 2005), la versione CHALLENGE si rivelò molto più di una versione sportiva. Era un vero bolide da strada, con la stessa potenza delle vetture da competizione e una dotazione raffinata. Basato sulla MINI Cooper S con pacchetto Chili, offriva climatizzatore, fari allo xeno, computer di bordo, volante sportivo in pelle, Radio Boost con lettore CD, controllo dinamico della stabilità (DSC), controllo della trazione (ASC+T) e il Cockpit Chrono Package con strumenti per pressione olio, temperatura liquidi e orologio centrale. John Cooper Works: il cuore pulsante della performance Il salto di qualità arrivò grazie al kit di elaborazione John Cooper Works, che la trasformò in una macchina da corsa da 154 kW (210 CV). Ogni componente — dal sistema di aspirazione al compressore, dalla testata al terminale di scarico — venne ottimizzato per la massima velocità. Anche la frenata fu migliorata, grazie ai freni sportivi JCW. I cerchi in lega R90 da 17" e il pacchetto aerodinamico completarono un look aggressivo ma elegante. Lo spoiler posteriore in carbonio, le soglie d’ingresso JCW, le grafiche MINI CHALLENGE e la placca numerata conferirono a ogni esemplare un’identità unica. Personalizzazione e stile Gli acquirenti poterono scegliere tra tre colori esterni: Chili Red, Black e Dark Silver. Gli interni vennero rifiniti in antracite, e tra gli optional figuravano il telaio sportivo JCW, la barra duomi e due linee di design. Il prezzo di partenza, con tutti i componenti installati, si aggirava intorno ai 36.000 €.
  23. "Auto concepite non solo per le prestazioni, ma per chi vive e respira ogni giorno questa passione" Un approccio al design purista, funzionale e grafico Entrambi i concept si basano su un modello MINI John Cooper Works: il primo, una MINI JCW Electric con potenza fino a 190 kW/258 CV; il secondo, una MINI JCW con motore a combustione da 170 kW/231 CV. Su entrambi i tetti campeggia una grande “X” bianca, che rappresenta l’elemento di connessione e co-creazione tra i due brand iconici MINI JCW x DEUS. “Con questa straordinaria collaborazione vengono presentate due auto che rievocano la storia e i successi sportivi di MINI. Ogni dettaglio è stato plasmato con precisione e maestria artigianale, dando vita a esemplari unici, riuniti da un linguaggio di design distintivo e dall’uso di grafiche iconiche” afferma Holger Hampf, capo del MINI Design. Cuciture a vista, interruttori da corsa e leve tradizionali sottolineano l’anima meccanica degli interni. I materiali e i colori creano contrasti netti: non superfici levigate e patinate, bensì autenticità. I designer parlano di un approccio “raw, handcrafted”, che celebra la “bellezza dell’imperfezione”. All’esterno, grafiche espressive fatte di numeri, elementi geometrici e colori vivaci rendono omaggio alla tradizione racing di MINI. Create come una coppia — affini nello spirito, opposte nell’energia. Una nasce sulla costa: modellata dalle tavole da surf, dalla salsedine e dal ritmo essenziale della vita da spiaggia. L’altra è forgiata in pista: essenziale, veloce, alimentata dalla passione per la velocità e la precisione. Macchine affini, nate per strade diverse. The Skeg – elegante, elettrica, nata per la costa La show car elettrica The Skeg rappresenta una ribellione silenziosa e minimalista, ispirata a materiali, tecnologie e filosofie del surf: fibra di vetro, accelerazione e minimalismo. La carrozzeria del veicolo colpisce al primo sguardo con una vivace finitura gialla e argento, un chiaro richiamo all’approccio innovativo di MINI alla mobilità elettrica. I passaruota larghi, la griglia anteriore illuminata e lo spoiler sul tetto accentuano la silhouette, mentre i pannelli in fibra di vetro semitrasparente riducono il peso del 15% e migliorano le prestazioni aerodinamiche. Sul retro, lo spoiler Flex Tip Surf reagisce al flusso d’aria proprio come una tavola da surf segue il profilo di un’onda. La sua forma, ispirata alla parte concava inferiore di una tavola, reindirizza i flussi, genera portanza e trasforma il design in funzionalità. Le cinghie di tensione sul tetto richiamano il gesto familiare di fissare la tavola da surf dopo una sessione, diventando al tempo stesso un elemento distintivo del design della nuova famiglia MINI, presente anche come dettaglio sul cruscotto e nella razza del volante in posizione ore 6. Gli elementi in fibra di vetro realizzati su misura – sul tetto, davanti, dietro e all’interno – creano un gioco di luci in continuo cambiamento, sono traslucidi, resistenti e reattivi alla luce del giorno e all’ambiente circostante. Anche il cruscotto si ispira a una tavola da surf: leggero, robusto e visivamente inconfondibile. The Machina – grintosa, ribassata, alimentata a combustione The Machina è una John Cooper Works compatta ma potentissima, un concentrato di meccanica pura e DNA da competizione. Ispirata all’estetica del motorsport, incarna la pura passione per le corse e una funzionalità autentica, senza compromessi. Il design esterno rende omaggio all’eredità sportiva del brand MINI. Ogni elemento è stato scelto con cura, combinando funzionalità e appeal visivo. La livrea rosso-bianco-nera, con accenti audaci e la scritta Deus posteriore, colpiscono immediatamente. I passaruota allargati richiamano la tradizione racing, fondendo estetica e performance. I quattro fari supplementari sul cofano, invece, rendono omaggio alle origini rallystiche. Ogni modulo luminoso su misura richiama il brand Deus, offrendo sia alte prestazioni che un’estetica distintiva. Il diffusore posteriore si ispira alla MINI JCW da corsa che ha affrontato il leggendario Nürburgring Nordschleife. Oltre alla postura aggressiva, è progettato per ottimizzare flussi d’aria e stabilità. Lo scarico centrale integrato amplifica sia il suono che la presenza del motore. Nella parte anteriore una griglia su misura e le cornici traforate dei fari migliorano l’efficienza del raffreddamento, mentre l’iconica firma luminosa MINI John Cooper Works – arricchita da prese d’aria – radica visivamente l’auto nella tradizione ad alte prestazioni del marchio. A completare il tutto, uno spoiler posteriore in stile Can-Am: un audace richiamo nostalgico al motorsport, che rievoca un’epoca in cui l’innovazione nelle corse spingeva design e ingegneria al limite. Un concentrato di creatività per due pezzi di design straordinari Accanto al team creativo di MINI, il direttore creativo di Deus, Carby Tuckwell, e il suo gruppo di lavoro hanno curato l’aspetto visivo delle grafiche esterne delle due show car – guidati da Matt Willey – grazie al contributo del team di Designworks. Il risultato riflette pienamente dinamiche di design eccezionali e soluzioni progettuali sorprendenti che accomunano entrambe le vetture. “Deus collabora da tempo con Matt, in un rapporto alimentato da un profondo rispetto per il potere del design e dell’arte, coinvolgerlo in questo progetto è stata una scelta naturale. Ha lavorato a stretto contatto con me e con il team Deus anche nel nostro primo progetto creativo legato a una MINI, presentato nel 2023”, racconta Carby Tuckwell, co-fondatore e direttore creativo di Deus. Che cosa ne pensate? Vi piacciono queste 2 one-off?
  24. Con il suo consueto stile “unconventional”, MINI nel 2012 ha portato a termine la sua missione natalizia. Il progetto MINI goes to Santa Claus ha dato la possibilità a MINI di aggiudicarsi il record Guinness World Records raccogliendo 75.954, il maggior numero di desideri mai recapitato nella storia a Santa Claus. La consegna della lista dei desideri più lunga del mondo (3.798,5 m) è avvenuta il 05/12/2012 presso l’Ufficio Postale di Rovaniemi nelle mani di Santa Claus. La lista dei desideri è stata realizzata unendo tutte le letterine e utilizzando una carta speciale che consente di ridurre al minimo l’impatto ambientale. Una flotta di otto MINI si è recata al Circolo Polare Artico attraversando l’Europa per consegnare a Santa Claus i desideri di Natale scritti da bambini e adulti di tutto il mondo. Per stabilire il record Guinness World Records, MINI ha coinvolto un totale di 16 Paesi nella raccolta dei desideri: Germania, Italia, Regno Unito, Portogallo, Belgio, Bulgaria, Grecia, Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Slovacchia, Russia, Stati Uniti d’America e Singapore. In realtà la partecipazione si è poi allargata a 30 Paesi, compresi Ghana, Palestina ed Ecuador, il più lontano dal quale sono pervenuti i desideri per Santa Claus. Ci è voluta un’ora e venti minuti per srotolare la lista dei 75.954 desideri che pesava 160 kg. Sabato 24 novembre, la MINI Family partì dall’Headquarter del BMW Group di Monaco per dirigersi a Rovaniemi. Durante il viaggio, lungo più di 3.500 km, la MINI Family ha attraversato alcune tra le più belle città europee come Copenaghen e Stoccolma, dove è proseguita la raccolta dei desideri... A Rovaniemi la MINI Family è stata accolta da un ospite d’eccezione: Rauno Aaltonen. Il pilota finlandese ha dato prova del suo impareggiabile talento al volante della nuova MINI Paceman facendo vivere alla stampa internazionale la MINI Ice Driving Experience. Rauno Aaltonen vinse lo European Rally Championship nel 1965 e, grazie al suo inimitabile stile di guida e l’intelligente scelta delle gomme, conquistò lo storico Rally di Monte Carlo del 1967 a bordo di una MINI classica. Rauno Aaltonen è soprannominato anche “il finlandese volante” e “il professore dei rally” e vanta un numero incredibile di premi, di onorificenze e di tributi. Per la realizzazione di "MINI goes to Santa Claus", MINI si è avvalsa della collaborazione della città di Rovaniemi, “Residenza Ufficiale di Santa Claus” e “Cuore Pulsante della Lapponia”. Rovaniemi si trova sul 66° parallelo all’interno del Circolo Polare Artico e dista circa 800 km da Helsinki e 2600 km dal Polo Nord. La città è situata fra le colline di Ounasvaara e Kokalovaara, alla confluenza del fiume Kemijoki e del suo affluente Ounasjoki. Il nome “Rovaniemi” è stato spesso ritenuto di origine lappone poiché “roavve” nella lingua Sami indica una collina boscosa. In finnico “rova” significa invece “cumulo di pietre” o “roccia”. Il capoluogo della Lapponia è una città magica. Infatti, nonostante il Natale arrivi solo una volta l’anno, a Rovaniemi è possibile incontrare Santa Claus tutti i giorni. P.S. Il nostro presidente @Matte 6464 ha partecipato a questo incredibile viaggio contribuendo all'assegnazione del Guinness World Record!😃❄️☃️
  25. Domenica 19 dicembre 2004 è stato inaugurato in via Milano 60, nel centro di Riccione, il nuovo Bar Block, realizzato all'interno del frequentatissimo spazio Block 60, dove musica, libri, abbigliamento e accessori si mescolano in un ambiente che fa tendenza... Era stato concepito della Concessionaria MINI Cesarini di Rimini e dai titolari del Block 60, Oscar Del Bianco e Ilio Pulici, come una cocktail house caratterizzata dalla presenza di accessori e componenti della MINI, elegantemente disposti e utilizzati dal designer italiano Aldo Drudi, che ha così prestato la propria creatività reinterpretando il design della MINI all'interno del nuovo locale. Il muso di una MINI Cooper S che incastonato sul muro illuminava la sala con i propri fari, comodi sedili in pelle per gustarsi un cocktail, specchietti retrovisori per controllare il trucco, e ancora: volanti, immagini MINI sopra e sotto il bancone, puff con bandiere e numeri da corsa. Insomma tutto il mondo MINI in un bar, per chi ama lo spirito giovane e aggregante di questa piccola vettura! Sarebbe bello avere ancora oggi un luogo così che può diventare all'occorrenza un luogo comune per tutti gli appassionati! Ci mancano le belle idee e lo stile pop che aveva il marchio MINI un tempo...
  26. Budapest. “Food, Drinks, Music and MINI” è ciò che potevate otterrete a Budapest una decina di anni fa circa: Il 10 aprile 2014 è stato inaugurato ufficialmente a Budapest il primo MINI BAR al mondo, ispirato al marchio britannico, contemporaneamente al lancio della MINI F56 in Ungheria. Il MINI BAR BUDAPEST, situato proprio nel cuore della capitale ungherese, di fronte alla Basilica di Santo Stefano, si trovava in una posizione ideale per la vita notturna di Budapest. “La vita notturna è una parte essenziale di MINI e viceversa, d'ora in poi soprattutto a Budapest”, ha dichiarato Baudouin Denis, Managing Director di BMW Group Ungheria. “MINI è pura emozione condivisa con gli amici, quindi ora c'è un luogo MINI cool per la grande comunità MINI locale e globale per incontrarsi e condividere il MINI Lifestyle: MINI BAR BUDAPEST”.MINI BAR BUDAPEST è stato il frutto della collaborazione tra MINI Ungheria e il proprietario-gestore del bar, Balázs Gubcsó. “Gli ospiti riconosceranno immediatamente la MINI in ogni dettaglio”, afferma Balázs Gubcsó, che vanta un'esperienza pluriennale nella creazione e gestione di bar e ristoranti di tendenza. Proprio come ogni MINI, il MINI BAR BUDAPEST è compatto nelle dimensioni ma ricco di dettagli affascinanti che creano molte opportunità per momenti memorabili con gli amici e per feste entusiasmanti”. Sfortunatamente questo bar non esiste più ed è stato rimpiazzato da un altra attività commerciale.
  27. Forse l'auto da corsa più estrema mai realizzata su base MINI è stata questa, con telaio tubolare costruita per volere dell'ambiziosa squadra Rotel di Tore Helle. L'auto è stata disegnata dal progettista Len Terry, il suo curriculum che comprendeva la Lotus 38, vincitrice della Indy 500, per non parlare della sublime vettura da Gran Premio Eagle-Weslake, questo progetto era a dir poco bizzarro... Questa MINI si basava su uno spaceframe MINI con un motore Porsche 935 a sei cilindri posizionato a metà auto, non si conoscono le specifiche tecniche e non si ha nessun altro dato, fatto sta che questa è una MINI del demonio 😄, rapporto peso potenza allucinante. La vettura apparve all'inizio del 1978 e corse sporadicamente in Svezia fino al 1979, soprattutto con il giovane pilota Conny Ljungfeldt al volante. Il suo destino rimane comunque un mistero, ad oggi non si hanno notizie di questa automobile.
  28. Immaginate una MINI in grado di competere con una vettura di Formula 1... Questa MINI esiste, ed è stata progettata per partecipare alla leggendaria corsa in salita americana di Pikes Peak in Colorado. La scocca è quella della MINI Paceman realizzata in carbonio ultraleggero, il telaio è di tipo tubolare mentre il motore è un V6 3.8L bi-turbo di derivazione Nissan GTR che eroga circa 900cv il tutto per un peso super contenuto di soli 950 Kg. L'aerodinamica è stata curata nei minimi dettagli per garantire un ottima tenuta di strada a questo bolide, da notare l'ala anteriore in stile F1. Quest'auto ha partecipato all'evento nell'anno 2013, ma è stata avvistata anche in altre gare ed esposizioni come al Festival Of Speed di Goodwood in UK.
  29. La MINI Cabrio si rinnova... La casa inglese finalmente completa la gamma della nuova generazione di MINI. Sarà disponibile nelle versioni Cooper C e Cooper S: entrambe useranno il motore B48 a benzina 4 cilindri da 2 litri. La versione base è la MINI Cooper Cabrio C da 163 CV e 250 Nm, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 8,2 secondi e una velocità massima di 220 km/h, mentre la Cooper S ha 204 CV, uno 0-100 in 6,9 secondi, una coppia massima di 300 Nm e una velocità di punta 237 km/h. Entrambe potranno essere abbinate soltanto a un cambio automatico a 7 rapporti con doppia frizione. Le dimensioni sono immutate rispetto alla versione chiusa, con una lunghezza di 388 cm, una larghezza di 174 e un’altezza di 143 cm. I fanali posteriori rimangono della stessa forma e dimensione di quelli della generazione precedente F56 ma cambia il disegno interno La capacità del baule con la capote chiusa è di 160 litri, che aumenta fino a 215 con il tetto chiuso. Si può decidere di viaggiare con il tetto chiuso, aperto e parzialmente aperto (fino a 40 cm). Il colore standard della capote è nero, ma a richiesta è disponibile il grigio con la Union Jack. Come nella versione chiusa. Gli allestimenti disponibili per la nuova cabrio sono: Classic, Favoured e JCW. Tra le altre cose, fanno parte della dotazione di serie i fari a led. I diversi allestimenti differiscono anche per i dettagli estetici, con la Classic che presenta una mascherina di colore nero lucido, la Favoured con i dettagli in Vibrant Silver con cerchi di 17 o 18 pollici, e la JWC con le finiture in nero lucido e mascherina specifica.
  30. La MINI Canvas Top è stata un edizione limitata della MINI classica prodotta nel 1991 per il mercato giapponese. Le caratteristiche principali di questo modello erano: Motore 998cc da 41 cv Colorazione speciale rosso e tetto bianco Tappezzeria in velluto grigio Kit decalcomanie esterne con pinstripe Pneumatici da 12 pollici con cerchi in lega Volante a 3 razze Tetto apribile elettricamente con rivestimento in tela bianca DATA DA SISTEMARE 01/01/1991
  31. 2 punti
    Vi siete mai chiesti perchè in molte pubblicità MINI e riviste sia raffigurato un bulldog inglese? La leggenda vuole che Frank Stephenson, il designer della prima reincarnazione moderna della MINI (R50,R52,R53) si sia ispirato a questo cane per disegnare la MINI. Infatti se si mettono a confronto entrambi sono bassi, hanno un "passo" corto, e sono larghi. Dal 2001 oltre alle pubblicità varie, Spike è comparso su gadget di ogni genere, dal peluche, agli sticker, alle magliette... I più attenti avranno notato che su alcuni parabrezza delle MINI è presente Spike disegnato come una serigrafia nera. Con la generazione di MINI in arrivo il personaggio di Spike è stato integrato nel computer di bordo, però ha perso molta della sua personalità dato che ha cambiato radicalmente forma e colore... un vero peccato!
  32. Oggi 6 Ottobre 2024 si è tenuta l'ultima tappa del MINI Challenge 2024 presso l'Autodromo di Monza. Ecco alcune foto dell'evento.
  33. Durante il Goodwood Festival of Speed 2021 è stata presentata una MINI da 419 CV con il motore V8 da 419 CV della M3 E92. Un elaboratore ha deciso di esagerare e di donare alla MINI quattro cilindri in più, ecco quindi la Vini, realizzata dall’azienda Powerflex. Gli ingegneri dell’officina britannica hanno impiegato ben quattro anni per realizzare questo proiettile basato sulla MINI Cooper S R56. Questa MINI ha un look complessivamente sobrio. I cerchi in lega color oro, i passaruota allargate e lo spoiler più grande danno certamente più sportività, ma non lasciano immaginare che sotto al cofano ci sia un mostro a 8 cilindri. La “Vini”, infatti, è mossa dallo stesso motore 4.0L della BMW M3 E92 abbinato ad un cambio automatico a doppia frizione a 7 marce. Per arrivare a questa trasformazione radicale, la MINI ha dovuto essere riprogettata dalla base. Parte del telaio, infatti, è ripresa dalla Subaru WRX STI e questa scelta è stata fondamentale per accogliere il nuovo powertrain. Oltre al telaio e al motore, anche gli interni sono stati stravolti. Powerflex ha rimosso il divanetto posteriore della MINI (tipo GP) e installato nuovi sedili sportivi firmati Cobra Motorsport con tanto di cinture di sicurezza a 4 punti e un cruscotto derivata dal motorsport. Quest’ultima e il volante sono realizzati interamente in fibra di carbonio e integrano una strumentazione racing. Complessivamente l’auto pesa poco più di 1.300 kg e utilizza pneumatici semislick Toyo Proxes R888R. La Powerflex non ha mai dichiarato ufficialmente il prezzo, le prestazioni o l’eventuale produzione in serie limitata della sua speciale Cooper S.
  34. La MINI Italian job è stata un' edizione speciale della MINI prodotta nel 1992. Le caratteristiche principali di questo modello erano: Motore 1275cc da 50 cv. Colorazioni disponibili: Flame Red (COF - BLVC818), Metallic British Racing Green (HAM - BLVC1216), Diamond White (NMN - BLVC655), Electric Blue (NMN - BLVC997) Sedili in pelle in stoffa nera con piping rosso Kit decalcomanie bonnet stripes nere sul cofano con bordo a contrasto e grafiche Italian job. Pneumatici 145/70R12 Pirelli Cinturato CN54 con cerchi in lega bianchi Volante a 3 razze con logo Italian job ( bandiera italiana) Griglia bianca paraurti neri, vetri posteriori apribili a compasso 2 fanalini rally 1000 esemplari per UK e 750 esemplari per il mercato italiano
  35. La MINI Cooper Rally Montecarlo è stata un edizione limitata della MINI classica prodotta nel 1994. Le caratteristiche principali di questo modello erano: Motore 1275 da 63 cv catalizzato ad iniezione elettronica Colorazione rossa Tappezzeria bicolore rossa e bianca con sedili sportivi kit decalcomanie esterne commemorative, con bonnet stripes bianche Pneumatici da 12 pollici con cerchi in lega neri con canale silver Volante a 3 razze nere con corona rossa e sticker "montecarlo"
  36. The Bourne Identity è un film del 2002 diretto da Doug Liman. Tratto dal romanzo del 1980 Un nome senza volto di Robert Ludlum, è la storia di un uomo (Matt Damon), che non ricorda nulla del proprio passato, ma che è oggetto di una caccia spietata per eliminarlo; nel cast anche Franka Potente, Chris Cooper, Clive Owen, Brian Cox, Adewale Akinnuoye-Agbaje e Julia Stiles. In questo film appare una MINI classica (probabilmente anni 80-90) con la quale vengono eseguite delle acrobazie per scappare dalla polizia. Questa MINI è di Marie Helena Kreutz, che Jason Bourne conoscerà a Zurigo... La MINI è di colore rosso, con un parafango nero opaco, con i cerchi in ferro, è inoltre provvista di tettuccio apribile in tela e di bullbar anteriore e posteriore, ed è un pò trascurata... Sotto alcune scene salienti dell'inseguimento.
  37. John Lennon guidò una MINI, Peter Sellers ruggì a bordo di una MINI nelle sue commedie poliziesche, e persino la regina fu accompagnata attraverso il parco del Castello di Windsor su una MINI. Innumerevoli celebrità hanno ceduto negli anni al fascino della MINI classica, presentata per la prima volta al pubblico 60 anni fa. Il design distintivo dell'auto, lo spazio sorprendentemente generoso e la guida agile e dinamica sono le storiche, principali caratteristiche della rivoluzionaria piccola auto che sin dal suo debutto è entrata a far parte dei circoli dell'alta società - specialmente in Gran Bretagna, il suo paese d'origine. Fotografie esclusive mostrano numerose star del mondo della musica, del cinema e della moda scegliere la MINI classica come mezzo di trasporto preferito, rendendola un'icona del suo tempo. Lord Snowdon ha presentato la MINI classica alla famiglia reale. L’ingresso in società di MINI, a Londra, è stato favorito proprio da un membro della famiglia reale: Lord Snowdon - fotografo, designer, amico del designer MINI Alec Issigonis e marito della principessa Margaret – è stato uno dei primi a comprare la nuova piccola auto. Una fotografia di famiglia scattata nel 1965 lo mostra con la principessa Margaret e il figlio David in un tour di Londra in una MINI. Già nel 1960, Lord Snowdon raggiungeva una delle residenza dove i reali erano soliti trascorre il fine settimana a bordo della sua MINI, accompagnando la regina Elisabetta attraverso il parco del Castello di Windsor. Questa occasione rappresentò simbolicamente l’ingresso della MINI nella cavalleria reale: il più alto degli onori reali che Issigonis stesso ricevette nove anni dopo. I Beatles, i Monkees, i Beach Boys, Spencer Davis, Mick Jagger, Eric Clapton e David Bowie: un successo per tutti. Negli anni seguenti, la MINI ottenne un posto fisso nella scena della moda, dell'arte e della musica della “Swinging London”. La sua fama internazionale è dovuta anche all'entusiasmo che suscitò tra i membri dei Beatles. John Lennon ordinò una MINI nel 1964, anche se non aveva la patente di guida. Le fotografie storiche mostrano il batterista Ringo Starr con uno dei modelli di MINI Cooper S che prese parte al Monte Carlo Rally del 1964 e Paul McCartney salire sulla sua MINI privata nel 1967. Il chitarrista George Harrison era l'orgoglioso proprietario di una MINI de Ville, affinata dal rinomato carrozziere Radford. Quando i Beatles si incontrarono nel 1967 per girare il film TV "Magical Mystery Tour" al West Malling Airfield nel Kent, John Lennon si divertì anche a correre attraverso il campo di aviazione in una MINI dipinta con colori psichedelici. L'affetto di noti musicisti per la MINI classica è durato per decenni e non si è limitato alle Isole britanniche. Mentre la popolarità della MINI diventava un fenomeno sempre più globale, le band pop e rock degli Stati Uniti conquistavano nuovi fan in Europa. Nel 1966, furono i Beach Boys a partire per un tour internazionale dal surfer sound, posando davanti a una MINI Moke in Gran Bretagna. Questa immagine dei musicisti californiani a bordo dell’auto che porta il nome della band si è diffusa in tutto il mondo. La band americana, The Monkees, raggiunse l'apice della sua popolarità all'incirca nello stesso momento. C'è una fotografia che risale a questo periodo in cui il chitarrista e cantante Michael Nesmith e la sua ragazza Phyllis guardano attraverso il tetto a soffietto di una MINI nella telecamera sopra di loro. Come Beatle Harrison, Monkee Nesmith incaricò Radford per la costruzione della sua MINI Cooper S personale. Questo esemplare unico, stravagante e costoso non solo aveva il tetto a soffietto ma anche un motore da 100 CV e un cruscotto in legno con strumenti aggiuntivi. Oltre a divertirsi guidando la classica MINI, il musicista londinese David Bowie rimase colpito dalle facilità di guida, e di posteggio, offerta dalla MINI. Credeva fermamente che non esistesse nessun'altra automobile progettata così bene per la vita di città. Per celebrare il 40 ° anniversario dell'originale, nel 1999, Bowie progettò una MINI classica con la superficie interamente a specchio - come una teiera britannico lucidata in argento. La cantante tedesca Nina Hagen è stata anche lei fotografata con una MINI Cooper per la rivista Paris Match nella capitale francese nel 1994. Nata per essere un eroe d'azione: la MINI classica come stella del cinema su quattro ruote. A volte come comparsa, a volte nel ruolo principale: la MINI classica è apparsa in serie televisive e film nell’arco di sei decenni. Fa la sua apparizione nel film cult "Blow Up" del 1966 e nella commedia poliziesca "Kaleidoscope" dello stesso anno, in cui l'allora ancora in gran parte sconosciuto Warren Beatty recitò il ruolo principale. Nel 1966 uscì anche il film “A Cœur Joie” con Brigitte Bardot: dove alcune modelle viaggiano a bordo di una MINI Cooper. Il fatto che la stella francese Bardot avesse una stretta connessione con l'auto britannica anche nella sua vita privata è dimostrato dalle fotografie scattate nel 1980 in cui compare con i suoi cani in una MINI Moke. "The Bionic Woman" era una serie TV che godeva di una notevole popolarità sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito. Nel 1976, l'attrice principale Lindsay Wagner posò a Londra davanti a una MINI classica attaccata ad un telaio d'acciaio, dando l'impressione che stesse sollevando il veicolo con una mano grazie ai poteri sovrumani di cui godeva il suo personaggio televisivo. Le scene in cui la MINI classica è stata utilizzato dall'attore britannico Peter Sellers e dal regista Blake Edwards, erano allo stesso modo anticonvenzionali e divertenti. Sellers ed Edwards hanno realizzato il film "A Shot in the Dark" nel 1964 come sequel della commedia poliziesca "The Pink Panther". Nel ruolo di ispettore Clouseau, Sellers guida una MINI Cooper piuttosto insolita dimostrando il suo apprezzamento anche nella vita reale per versioni speciali e particolari della MINI classica. Il veicolo cinematografico è una MINI de Ville realizzata da Radford con un design in vimini sulla fiancata. Nel corso degli anni, Peter Sellers acquistò circa una dozzina di MINI classiche personalizzate, tra cui una che regalà alla sua allora moglie Britt Ekland nascondendola in un’enorme torta di compleanno che le fu presentata presso la sede di vendita di Radford a Londra nel 1965. Probabilmente la comparsa più spettacolare sul grande schermo della MINI classica è stata nella commedia gangster del 1969 “The Italian Job”. In questo film, il criminale Charlie Croker interpretato da Michael Caine unisce le forze con un complice per pianificare un furto d'oro nel centro di Torino. Caricano il loro bottino in tre MINI Cooper S – verniciate di rosso, blu e bianco - prima di partire per una fuga mozzafiato attraverso un tunnel della fognatura e sopra tetti e scale nel mezzo del tumulto del traffico nella città italiana. 34 anni dopo, "The Italian Job" è tornato nei cinema: nella nuova versione con le star di Hollywood Charlize Theron, Jason Statham e Mark Wahlberg - la storia spettacolare del furto d'oro torna ad alta velocità sullo schermo. Nella scelta della star a quattro ruote su cui caricare il bottino e fuggire nella giungla urbana, la Nuova MINI Cooper S non ha avuto rivali ed ha presto dimostrato la sua agilità e il suo stile sportivo sopra e sotto le strade di Los Angeles. On the road, anche nella moda. Nella Swinging London degli anni '60, non solo stavano emergendo nuovi suoni musicali, ma anche le tendenze alla moda del mondo della moda - e la MINI classica era sempre al centro dell'azione. Lesley Hornby - meglio conosciuta con il suo soprannome di Twiggy - ha superato il test di guida in una MINI classica nel 1968. Anche Mary Quant, influente stilista di moda femminile e inventore della minigonna, è stata ispirata dalla MINI classica. Poco dopo aver ottenuto la patente di guida, ha ordinato una MINI nera e successivamente ha progettato un'edizione speciale, con dettagli unici come i coprisedili a strisce bianche e nere. La designer britannica ha anche espresso apprezzamenti per la nuova MINI: "È un'auto alla moda, allegra e sorridente". Alla fine degli anni '90, Paul Smith, uno dei designer di moda maschile più famosi della Gran Bretagna, creò una serie speciale limitata della MINI classica con una finitura in una tonalità di blu creata da lui stesso per abbinarsi ai cerchi in lega color antracite. Un'altra edizione unica altrettanto famosa è stata presentata per il 40 ° anniversario della MINI classica, che Smith ha dipinto nel suo tipico design a strisce multicolore.
  38. La MINI Thirty è stata un' edizione speciale prodotta nel 1989, per celebrare i trenta anni di produzione della MINI. Le caratteristiche principali di questo modello erano: Motore 998cc da 41 cv Colorazione disponibili: Cherry Red o nero Tappezzeria pelle/stoffa con piping rosso Kit decalcomanie esterne "Thirty" Pneumatici da 12 pollici con cerchi in lega Volante a 3 razze bi colore rosso e nero Radio con mangiacassette
  39. La MINI Bluestar è stata un edizione limitata della MINI classica prodotta nel 1996. Le caratteristiche principali di questo modello erano: Motore 1275cc da 63 cv Colorazione speciale Blue Bodykit Sport pack Tappezzeria nera, sedili sportivi in pelle nera con piping bianco Kit decalcomanie esterne Bluestar Pneumatici da 13 pollici con cerchi in lega Volante a 3 razze Inserti in radica per l'abitacolo, volante in legno
  40. La MINI Kensington è stata un edizione limitata della MINI classica prodotta nel 1991. Le caratteristiche principali di questo modello erano: Motore 1275cc da 53 cv I colori disponibili erano verde rosso e nero Tappezzeria in pelle color beige Badge modello sul retro e pinstripe colore oro sulla fiancata Pneumatici da 12 pollici con cerchi in lega Volante a 3 razze bi colore Radio con mangiacassette Tetto apribile elettricamente in tela
  41. La MINI Cabriolet è stata l'unica versione cabriolet della MINI classica Le caratteristiche principali di questo modello erano: Motore 1275cc da 63 cv Le colorazioni disponibili erano Blue Caribbean e Nightfire Red Tappezzeria grigia, con sedili contenitivi in velluto grigio Cerchi da 12 pollici modello "Revolution" Bodykit simile a quello della MINI Turbo Era Volante a 3 razze Cruscotto e pomello del cambio in radica
  42. La MINI Maguire Spaceframe è una MINI da corsa, che si basa sul telaio tubolare fabbricato da Maguire in UK, e ne esistono vari esemplari, tra cui una versione derivata dalla MINI Clubman... Il motore è un BMC serie A da 1399 cc, la testata è quella della BMW K1200RS a 16 valvole e sviluppa circa 140-150cv. Il cambio è un dogbox, prodotto da Swiftune a 4 velocità. La carrozzeria è costituita da una con scocca interamente in fibra di vetro e componenti leggeri, il peso complessivo della MINI è di circa 460 kg. Le sospensioni anteriori e posteriori sono delle REIGER regolabili a 3 vie. I freni sono AP Racing e gli alberi di trasmissione sono Swiftune. Monta dei cerchi da 12 pollici della Force Racing con un set di pneumatici Avon super soft slick. Vengono utilizzate principalmente per cronoscalate ed eventi in cui l'agilità e l'accelerazione sono fondamentali.
  43. Ciao a tutti, oggi nel 2023, con tutte le novità che sono arrivate nel mondo MINI e quelle che arriveranno nel 2024 ci vogliamo fermare e guardare al passato, perché abbiamo notato che ultimamente le “vecchie” MINI R50, R53, e R52 stanno diventando auto sempre più richieste, i prezzi di mercato sono leggermente aumentati, incominciano ad avere circa 20 anni e quindi sono diventate delle YOUNGTIMER! Fino ad ora sono ancora auto per tutte le tasche, si parte da circa 2000 per una R50 Cooper fino ai 3.500 Euro per esemplari migliori e in condizioni originali, si sale di livello per le R53 Cooper S, arrivando anche a circa 5-6.000 Euro per quelle in buone condizioni, più alte ancora sono le valutazioni per le R53 JCW e le GP (ma li sono praticamente delle auto da corsa con la targa). Un altro suggerimento che possiamo darvi è quello di scegliere tra una di queste, una versione speciale o commemorativa come la “Seven”, “Checkmate”, “ParkLane”, “SideWalk”, oppure potreste prenderne una e fare una replica fedelissima di una delle 3 MINI del film “The Italian Job” del 2003. Un bell’aiuto ci viene incontro anche dall’Italia, perché in alcune regioni è possibile iscrivere al registro ASI (auto storiche italiane) anche le auto con 20 anni di età, e di conseguenza ricevere dei vantaggi economici come assicurazione e bollo ridotti. Non vogliamo illudere nessuno dicendo che sono auto che si rivaluteranno in maniera esponenziale , è ancora troppo presto! ma crediamo che investire cifre di questo ordine in una di queste MINI sia una buona idea, anche perché oltre ad investire del denaro, e avere un icona in garage, si porta a casa anche un auto superdivertente che vi stamperà un sorriso sulla faccia ogni volta che la guiderete, e che potrete customizzarla all'infinito grazie agli accessori originali MINI che potrebbero aumentarne addirittura il valore in alcuni casi. D’altronde se la MINI esiste ancora oggi è anche grazie a questa prima reincarnazione BMW che mescolando la tradizione con l’innovazione è riuscita a conquistare gli automobilisti per la seconda volta.
  44. 2 punti
    Le MINI rules! Sono delle piccole “regole” o “usanze”, chiamatele come volete, che è bello ricevere o scambiare con altri MINISTI che troviamo per strada o ai raduni. Sono molte diffuse in USA, speriamo di riuscire a portarle anche in Italia in modo da rendere più legata la comunità MINI del nostro paese.
  45. Negli anni '60, una piccola vettura britannica ha conquistato i cuori degli appassionati di automobilismo, la MINI. Con le sue dimensioni compatte e il suo design carismatico, ha cambiato per sempre il concetto di auto urbana. Tuttavia, dietro il successo di questo veicolo c'è un uomo che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'industria automobilistica: John Cooper. In questo articolo, esploreremo il genio dietro la MINI e il suo influente contributo alla sua evoluzione. John Cooper è stato un ingegnere automobilistico britannico e il fondatore della Cooper Car Company, nato nel 1923, ha seguito le orme di suo padre, vincitore della 500 Miglia di Indianapolis nel 1946. Di conseguenza, John Cooper è stato introdotto al mondo delle corse fin da giovane. Nel 1959, Cooper si è interessato alla MINI, una vettura originariamente progettata per essere economica e semplice da guidare, ha riconosciuto il potenziale di questa vettura e ha deciso di trasformarla in una macchina da competizione di successo, cosi ha iniziato a modificare la MINI, apportando importanti modifiche al telaio, al motore e al sistema di sospensioni. Queste modifiche hanno resero la MINI più potente e maneggevole, trasformandola in un'auto da corsa vincente. Il risultato, la MINI Cooper, aveva un motore più potente e una migliore maneggevolezza rispetto alla versione originale. Grazie alle modifiche, la MINI ha iniziato a primeggiare nei rally di tutto il mondo. Le vittorie spettacolari conquistate dalla MINI Cooper nelle competizioni come il Rally di Monte Carlo e il Rally dell'Acropoli hanno portato il nome di John Cooper e della sua azienda al centro dell'attenzione internazionale. L'influenza di John Cooper sulla MINI continua ad essere evidente ancora oggi. Dopo il successo delle vetture da corsa, Cooper ha avviato una collaborazione con la British Motor Corporation per produrre la MINI Cooper S, una versione ancora più performante e sportiva della vettura. Questa partnership ha portato alla produzione a larga scala delle MINI Cooper, che sono diventate delle vere e proprie icone nel mondo automobilistico. Grazie al suo genio innovativo, la MINI è stata trasformata da una semplice city car in un'auto da corsa di successo. La sua abilità nel modificare il telaio, il motore e il sistema di sospensioni della vettura ha dato vita alla leggendaria MINI Cooper. Il suo contributo alla storia dell'automobile è di fondamentale importanza e l'eredità lasciata da John Cooper continua ad essere celebrata dagli appassionati di auto in tutto il mondo.
  46. La Innocenti MINI fu una MINI prodotta su licenza dalla Innocenti di Lambrate tra il 1965 ed il 1975. Rispetto alle versioni originali inglesi, le Innocenti (comprese le Cooper) presentavano numerose differenze: avevano interni più accessoriati e meglio rifiniti, diversi componenti esterni diversi, come il disegno delle cornici fari, della calandra e del baule posteriore, modificato per ospitare le targhe quadre italiane in uso all'epoca. Molti particolari interni ed esterni furono prodotti da marche italiane (ad esempio IPRA per i radiatori, Carello ed Altissimo per quanto riguarda i fari). Anche per ciò che riguarda la parte meccanica vennero fatte delle scelte diverse come ad esempio l'adozione del servofreno su tutti i modelli Cooper indipendentemente dalla cilindrata (mentre le inglesi montavano il servofreno solamente sulle Cooper S). Modelli e date di produzione: · Innocenti MINI Mk1 1965-1967 (MINI Cooper 997 cm³ da 55Cv introdotta nel '66) · Innocenti MINI Mk2 1967-1970 (MINI Cooper 998 cm³ da 60Cv introdotta nel '68) · Innocenti MINI Mk3 1970-1973 (MINI Cooper 1275 cm³ da 71Cv introdotta nel '72 e contemporanea uscita di produzione della Cooper 1000) · Innocenti MINI Mk3 Export 1973-1975 (MINI Cooper 1275 cm³ da 71Cv introdotta nel '73) Dalla meccanica della MINI originale venne sviluppato anche un modello totalmente separato, la Innocenti Nuova MINI, identificata dal mercato anche con le denominazioni di "MINI Bertone", "MINI 90" e "MINI DeTomaso".
  47. Gli anni Settanta sono stati testimoni di una delle piu grandi rivalità della storia dell'automobilismo: quella tra l'austriaco Niki Lauda e l'inglese James Hunt. Il palcoscenico principale era la Formula 1 e i due iniziarono la loro carriera agonistica con le MINI. Come si vede nel film Rush, Hunt - non essendo riuscito a ottenere dal padre i finanziamenti per le sue ambizioni automobilistiche - dovette racimolare i soldi per una vecchia MINI Mark, lavorando come muratore, autista di furgoni e portiere d'ospedale. Nel frattempo, Lauda inizio la sua carriera agonistica alla cronoscalata di Mithlbacken, il 15 aprile 1968, a bordo di una Austin Cooper, classificandosi al secondo posto assoluto. Ma l'austriaco aveva un asso nella manica molto piu subdolo: falsificare un certificato universitario. Il suo piano fu premiato quando i suoi orgogliosi genitori gli regalarono una Cooper S da 1275cc nuova di zecca. La MINI numero 158 è quella di Niki Lauda, mentre quella azzurra è quella di James Hunt.
  48. Ciao! oggi parliamo di una MINI molto speciale che quasi nessuno ricorda, si tratta della MINI COOPER R50 "JCW CLUB SPORT". è una MINI molto speciale perché è stata creata apposta per chi desiderava un auto da corsa pronta per partecipare agli eventi, senza essere supportato direttamente da una casa costruttrice o da uno sponsor, appunto come “Privateer” è stata progettata dal team di elaborazioni John Cooper Works, partendo dal kit JCW che veniva offerto ai proprietari di MINI Cooper R50 (che comprendeva la testata elaborata, scarico, aspirazione, e flash della centralina in totale erogava circa 130cv) venivano aggiunte delle dotazioni racing come i sedili a guscio, il roll-bar, cinture a 3 punti, pastiglie freno migliori, frizione da gara, e molte altre migliorie La prima fase di produzione prevedeva la preparazione di soli 25 esemplari, il bello è che con una cifra relativamente contenuta (ricordiamoci che stiamo parlando di motorsport quindi qualsiasi cosa è molto cara) si poteva portare a casa un auto da corsa a tutti gli effetti creata dal Team John Cooper Works che ha vinto ben 2 campionati del mondo di F1 nel 1959 e nel 1960, rivoluzionando al F1 creando una monoposto con il motore montato al posteriore e non al anteriore come era usanza in quegli anni. Questo pacchetto auto+elaborazione permetteva anche l’accesso gratuito al campionato MINI Challenge del anno 2002. Oggi questa filosofia viene portata avanti dal MINI Challenge UK con la categoria AM e PRO class Cooper. Sarebbe bello se un campionato simile venisse creato però con l’utilizzo delle MINI contemporanee ,le F56 Cooper 1.5 che già di serie offrono ottime prestazioni.
  49. Una MINI ad idrogeno È stato dimostrato che il motore endotermico alimentato ad idrogeno senza emissioni di CO2 sia un ottima soluzione, in questo articolo parleremo di questo concetto applicato a una MINI Nel 2001 è stato creato il prototipo di una MINI ad idrogeno, partendo come base da una R50 Cooper, alla quale sono state fatte delle modifiche per poter funzionare con l’idrogeno. Il motore era derivato da quello di serie, però al posto della classica benzina veniva iniettato l’idrogeno ad una temperatura molto bassa. Il nuovo serbatoio preformato (Fino a quel momento per ragioni di sicurezza venivano utilizzati solo serbatoi cilindrici per l'idrogeno liquido, perché erano gli unici a soddisfare in modo ottimale i requisiti sofisticati di coibentazione e sicurezza), era posizionato sotto i sedili posteriori, sfruttando al meglio lo spazio disponibile, senza alterare lo spazio interno e l’abitabilità della MINI. Con questo nuova tecnica di alimentazione era possibile raggiungere la stessa efficienza di un motore a benzina, sia in materia di potenza che di consumi, emettendo zero CO2
  50. 1 punto
    La MINI Turbo ERA è una MINI modificata prodotta da Engineering Research & Application Ltd. con il marchio ERA dal 1989 al 1991 a Dunstable in Inghilterra. È la versione ufficiale più veloce di sempre della MINI originale venduta tramite concessionari ufficiali, è stata descritta come "il successore spirituale della Cooper e della 1275 GT" Per creare questo modello è stato installato un motore turbo Austin Rover A-Series 1300 MG Metro, che produce 94 CV 6200 giri/min e ha dato all'auto una velocità massima dichiarata di 115 MPH (185 km/h), inoltre sono stati modificati la carrozzeria, le sospensioni, i freni, i sistemi di raffreddamento ad acqua e olio e gli interni. Il body kit è stato disegnato da Dennis Adams, che ha anche progettato le auto sportive Marcos e la Probe 16. È stata commercializzata tramite concessionari Austin Rover. L'interno ha dei sedili anteriori MG Metro modificati e rivestiti in pelle Connolly o con un mix di tweed grigio e pelle, strumenti VDO in un cruscotto progettato apposta per la ERA, moquette in pile e tetto apribile. Per incrementare la convergenza delle ruote anteriori sono stati installati dei bracci delle sospensioni anteriori inferiori appositamente realizzati che forniscono 1,5 gradi di campanatura negativa. I cerchi in lega di alluminio da 6" x 13" sono pensati per pneumatici a basso profilo Goodyear o Dunlop 165/60HR13. L'impianto frenante servoassistito ha dischi ventilati Metro e pinze a quattro pistoncini all'anteriore, con tamburi modificati al posteriore. L'auto ha ammortizzatori regolabili e l'altezza da terra è abbassata rispetto alla MINI tradizionale. Sono state prodotte un totale di 436 MINI Turbo ERA.

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